Un dono intergenerazionale

Photo by John Moeses Bauan on Unsplash
Photo by John Moeses Bauan on Unsplash

Abbiamo prestato fede al potere, al denaro, all’immagine, al nostro piccolo io. E alla paura, soprattutto sotto l’attacco del virus covid-19. Ma non basta ripetere che “la crisi è un’opportunità”, occorre scuotersi per seguire con fiducia le grandi evidenze della realtà che finora sono state oscurate. La prima ricorda che siamo una sola umanità sulla stessa terra. Ogni logica di competizione, di sfruttamento, di respingimento e di “autonomia differenziata” porta a crimini contro l’umanità. Il mio nemico non è l’altro, è il male che viene da cause fisiche imponderabili e soprattutto dalla violenza e dall’iniquità. La vita è la comunità dei viventi. Il suo valore è indivisibile, non si può calcolare in base alla generazione, al genere, all’etnia, al colore della pelle o al censo.

La seconda evidenza ci impone di capire che fuori dall’amore generoso non c’è salvezza, già qui e ora. L’amore va purificato dall’egoismo, nell’impegno a tradurlo e a coltivarlo ovunque, in famiglia e nella politica, nell’educazione e nell’economia, nell’apertura alla Fonte della nostra capacità di amare, qualunque sia il nostro modo di identificarla.

La terza evidenza chiede di ricostruire l’intero sistema delle relazioni vitali. In questo periodo è divenuto lampante il valore insostituibile della sanità pubblica, ma eguale valore hanno tutte le istituzioni, che devono sempre essere istituzioni di servizio, non sistemi dove il potere riproduce se stesso. Vanno chiuse le borse finanziarie, questi monumenti alla futilità del denaro che pretende di valere per se stesso, e vanno deposte le oligarchie, riconvertendo i sistemi alienanti in istituzioni democratiche dedicate al bene comune. Nessun tipo di relazione deve più essere mortifera e contagiosa del male.

La quarta evidenza rivela che nulla di ciò che vale sarà distrutto. Oltre l’angoscia del finire di tutte le cose, possiamo scoprire che le realtà di valore durano eternamente. Chi davvero ha fede in Dio deve smettere di esitare, come ancora faceva Pietro sulle acque del lago (cf. Mt 14,30). Chi si orienta altrimenti può trovare senso negli affetti, nelle persone e negli ideali benigni: il loro valore non decade mai. Dunque si può vivere fortificati dalla fiducia in questa forma di eternità. Anzi, anche quanti hanno una fede religiosa devono assumere questo stesso atteggiamento profondo di fedeltà all’eterno umanamente accessibile, altrimenti il loro Dio è un’astrazione illusoria.

Credo che quando tale verità della vita scioglie l’angoscia nel cuore, allora si è pronti ad agire politicamente. La scoperta dell’eterno nell’esistenza illumina il senso di tutto l’essenziale e ci rende resistenti alle aggressioni del male. L’eterno vive nella comunione. Si sente precario chi esiste soltanto per sé, mentre chi si dedica agli altri ed esiste in modo transitivo entra in una profondità di vita dove la sofferenza e la morte possono colpire, come in effetti accade, ma non vincono mai.

Infatti il nostro amore e il bene che abbiamo espresso alimenteranno la vita di altri: come minimo è lì che noi, anche se morti, saremo vivi. Da questo punto di vista si coglie che la vita stessa è tradizione nel dono intergenerazionale. Chi lo dimentica, oltre che un ingrato e un irresponsabile, è qualcuno che si condanna a un’angoscia del tutto evitabile.

Roberto Mancini, La scelta politica, Edizioni Qiqajon, Magnano 2020


Per approfondire:
L. Manicardi, Spiritualità e politica, Edizioni Qiqajon, Magnano 2019

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