Passi di danza per un nuovo dialogo

Jonathan Bachman, Proteste a Baton Rouge, foto Agenzia Reuters, 2016
utilizzata per il fascicolo di Luciano Manicardi, Contrastare l'odio.

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La foto è stata scattata a Baton Rouge il 9 luglio del 2016, una città in Luisiana negli Stati Uniti, durante delle proteste da parte delle comunità afro-americane. Prima ci soffermeremo sul contesto in cui la foto è stata scattata e poi faremo un breve accenno alla sua composizione.

Dopo l’uccisione di due uomini afroamericani da parte della polizia americana e dopo la strage avvenuta a Dallas in cui furono uccisi cinque poliziotti da un cecchino durante una manifestazione contro le violenze della polizia, ci sono stati numerosi scontri con le forze dell’ordine. In questo clima di tensione e sospetto durante una manifestazione di circa 200 afroamericani con l’arrivo della polizia in tenuta anti-sommossa la folla si disperde.

Tra i manifestanti si stacca una donna, Ieshia L. Evans di 35 anni, infermiera, che incurante del pericolo, chiaramente disarmata, si avvicina ai poliziotti per farsi arrestare. Il suo gesto calmo e sereno di porgere i polsi ai poliziotti è stato capace di rompere il clima di tensione tra i due blocchi. Lei voleva far capire che i manifestanti non avevano nessuna intenzione di essere violenti, ma di dialogare, di far sentire la propria voce in maniera libera e pacifica.

La fotografia cattura l’attimo in cui Ieshia porge i polsi e i poliziotti si avvicinano. L’immagine nella sua rapidità di scatto fa onore al giovane fotografo Jonathan Bachman, di 31 anni. La composizione è perfetta: il centro dell’immagine è nelle mani della donna, da una parte lei sola con un vuoto alle spalle, dall’altro lato un “pieno” fatto dai poliziotti di colore scuro. L’immagine gioca anche sul contrasto tra il vestito di lei e quello dei poliziotti. Lei è del tutto inadeguata alla situazione, o meglio, è una donna che indossa un vestito che svolazza e delle scarpe da passeggio. Dall’altra parte i due uomini di carnagione bianca sono pronti per affrontare una guerriglia urbana.

L’immagine è anche ironica: i due poliziotti sembrano ballare, il loro avvicinamento guardingo assomiglia a dei passi di danza. I corpi dei due uomini sono segnati da linee spezzate.

Lei è immobile, sicura, ferma, li guarda dritto negli occhi senza paura. Una situazione rovesciata: sembrano più timorosi gli uomini di lei.

Per comprendere meglio come l’occhio del fotografo faccia la differenza nella scelta dello scatto pongo un paragone con la foto di un altro fotografo, Max Becherer, che era a Baton Rouge in quello stesso momento. Possiamo vedere come la forza della immagine di Bachman sia avvalorata da questo confronto.

Questo è dovuto innanzitutto al punto di vista per cui noi osservatori siamo alla stessa altezza dei protagonisti e quindi diveniamo protagonisti a nostra volta. Nella foto di Becherer, invece, attraverso il suo punto di vista siamo solo dei curiosi che guardano attraverso la folla. Un altro punto di forza della foto di Bachman è la simmetria dell’inquadratura: è stato davvero colto un attimo importante; in quella di Becherer vediamo i poliziotti di spalle e il loro movimento risulta più aggressivo rispetto invece alla “danza” che Bachman fa risaltare dal movimento.

Una donna che apre un nuovo dialogo, coraggiosa, capace di cogliere l’attimo e di allentare la tensione. Un luogo di incontro insolito, ma grazie ai suoi protagonisti, capace di irradiare una nuova via di dialogo. Un gesto semplice per contrastare l’odio serpeggiante tra i due blocchi che possono ancora incontrarsi nella loro comune umanità.

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