Intervista a Enzo Pagani

Photo by Kyle Glenn on Unsplash
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 “Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione …”.
Mario Luzi

Perché ha deciso di lavorare in una libreria?

In realtà molte storie personali hanno degli inizi che appaiono casuali. Avevo studiato teologia nella seconda metà degli anni ’70 con altri pionieri laici ed ero diventato un lettore accanito, direi quasi bulimico. La sera non ero tranquillo se non avevo letto almeno 200 pagine. I miei interessi erano verso la teologia ma mi piaceva leggere anche di saggistica. Poi mi è stata proposta la direzione della libreria diocesana della mia città perché volevano rilanciare la specializzazione religiosa e così è iniziata una storia lunga quasi 40 anni. Mi trovavo tra i libri anche se la parte commerciale non era la più interessante ma con gli anni mi sono abituato a darle il valore che merita. Erano gli anni ’80 e le specializzazioni erano vincenti, soprattutto quelle dei libri per ragazzi e per il religioso. Si potevano maturare nuove sperimentazioni perché il mercato era rilevante.

Qual è il valore aggiunto per una persona che si dedica alla lettura dei libri?

Possiamo dare una risposta dotta, forse un po’ confessionale, dicendo che i processi di formazione delle coscienze sono sempre lunghi e articolati e il libro risponde alla caratteristica di offrire, nella lentezza della lettura, un supporto indispensabile. Detto con parole meno pedagogiche direi che leggere aiuta a per capire e migliorare la propria esperienza di umanità. Non tutti i generi di libri si prestano a questo scopo ma direi che sono molte le contaminazioni virtuose: dal libro devozionale a quello per l’edificazione personale fino al testo di studio o di narrativa. Nessuno di questi va escluso per imparare a conoscere l’umano. Chiaro che per il nostro mondo ecclesiale la lettura così intesa ha molto da dire.

Cosa può dare di più a un lettore la visita a una libreria rispetto alla ricerca di un libro su internet? Secondo lei le due cose sono in opposizione?

Non si ferma il vento con le mani. Tra i due canali non deve esserci opposizione ma dobbiamo riconoscere alla libreria fisica una maggiore esperienza e capacità di rapportarsi al cliente soprattutto curando la visibilità dell’offerta di lettura. In rete se sai quale libro vuoi leggere lo trovi velocemente e lo ricevi in tempi altrettanto veloci, ma non hai una visione di quanto viene pubblicato in merito ai tuoi interessi. È difficile trovare un e-commerce capace di rispondere a questo compito che è da sempre un appannaggio delle librerie fisiche. Si tratta del classico acquisto d’impulso che fa il lettore quando vede un libro che accende il suo desiderio di lettura. Semmai alla libreria fisica direi che dalla rete deve capire che non può più stare ferma nel punto vendita, ma deve uscire e andare incontro ai suoi potenziali clienti senza per questo fare una fotocopia del format degli e-commerce, ma trovando un nuovo modo di presentarsi. Tutto questo è importante anche per l’editore e non solo per il libraio.

Leggere e scrivere: sembra che oggi siano diventate due attività poco considerate, sorpassate dall’utilizzo di altri linguaggi (immagini, suoni). Come immagina il futuro per i libri?

Sono tutte forme di comunicazioni che dovranno imparare a convivere. In genere è all’inizio di un nuovo processo che si vedono le sproporzioni. Certo il fenomeno dei nuovi linguaggi oggi è preponderante e vedremo come andrà a svilupparsi. Quello che ci sentiamo di dire è che la comunicazione ha bisogno di una maggiore lentezza. Un rallentamento per verificare la verità di ciò che comunica. Il libro è forse il linguaggio che ha bisogno di più tempo per potersi produrre. Ma, lo abbiamo visto dalle fragilità scoperchiate dall’attuale pandemia, crediamo che solo la lentezza della scrittura (qualunque essa sia, non solo del libro) abbia una sua necessità per salvaguardare l’umanità che deve sempre trovare speranze nella lotta alle fragilità.
Il futuro dei libri, ameno per un periodo di medio termine, lo vedo giocarsi più che sui testi digitali, nella possibilità di garantire la visibilità a quanto verrà scritto. Senza dimenticare che saranno comunque le grandi agenzie educative (dalla scuola fino al mondo ecclesiale) che diranno quale sarà il futuro del libro. Una bella sfida.

Che tipo di libri ama leggere di più?

Con gli anni l’offerta di una libreria religiosa ha subito molte trasformazioni, ma forse sono stati i lettori che sono cambiati. L’offerta religiosa si è dovuta misurare con altri generi letterari. In questo sono stato aiutato dalle librerie di varia che ho incontrato nel mio lavoro di libraio. Dal libro strettamente religioso i miei interessi sono andati così verso la narrativa (con un interesse, anche se minore, per la saggistica). Direi che in un romanzo ben costruito e onesto trovi quell’umanità che la fede cristiana intende “umanizzare”. Il problema è trovare la trama e il tema che risponde a questa ricerca di “umanizzazione”. Ho letto molto e devo dire che c’è molto di tutto questo anche nella narrativa moderna. In una sola parola: sempre più letture “contaminate” come forse dovrebbero essere le librerie oggi, appunto “contaminate”.


Enzo Pagani (Bergamo 1955)

Nato in una piccola frazione in provincia di Bergamo nel 1955, dopo gli studi superiori si iscrive alla Facoltà di Teologia di Milano (istituto affiliato di Bergamo). Siamo gli anni ’70 e lo spirito conciliare del periodo crea nuovi profili laicali e nuove opportunità. Così un gruppo di laici di diversa provenienza ecclesiale si ritrova in questi percorsi di studio della teologia.

Terminati gli studi (completati poi con la licenza a Roma) insegna Religione in un Liceo Scientifico di Bergamo. Nel frattempo la diocesi di Bergamo decide di rilanciare la libreria religiosa della città (fondata nel 1943) e viene chiamato a guidarne il nuovo corso che inizia nel 1981 e termina nel 2011. In questi anni si vivono i frutti positivi della specializzazione e insieme (da metà anni ’90) una flessione del mercato che costringe le librerie religiose a rivedere il proprio format aprendo ad un assortimento più ampio di quello strettamente confessionale.

Passa poi a dirigere le tre librerie lombarde della catena Ancora (Milano, Monza e Bergamo) fino al 2017. Dall’anno successivo passa alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e segue la libreria interna e l’editore Glossa per la parte commerciale e distributiva. Ora fa consulenza alla stessa casa editrice.

Dal 1993 è stato vice presidente di UELCI (Unione librai ed editori cattolici italiani) occupandosi soprattutto dei report dell’Osservatorio sull’editoria religiosa e dei Convegni annuali dell’associazione. È stato presidente del CEC (Consorzio per l’editoria cattolica).

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