“Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”

Foto di Aditya Vyas su Unsplash
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13 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 21,9-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 9«Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
10Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, 11e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
12Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. 13Avrete allora occasione di dare testimonianza. 14Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; 15io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. 16Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; 17sarete odiati da tutti a causa del mio nome. 18Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. 19Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».


I primi versetti del brano di oggi assomigliano ai titoli delle notizie che leggiamo in questi giorni. “Guerre e di rivoluzioni, si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo”. Sono notizie e immagini alle quali purtroppo siamo abituati. 

Come è possibile che l’umanità non abbia fatto passi avanti e che ciò che descrive il Vangelo si ripropone ancora oggi? L’umanità fa ancora fatica ad entrare nello sguardo evangelico. Gesù descrive questi disastri ai discepoli, ma gli dice anche che quello che vedono non è ancora la fine

Dietrich Bonhoeffer del quale oggi facciamo memoria è stato un pastore della chiesa protestante durante il periodo del Nazismo. Ha visto con i suoi occhi che cosa vuol dire vedere nazioni che si sollevano l’una contro l’altra, popoli che si annientano a vicenda, e si è unito alla resistenza per riuscire a sconfiggere il male che attraversava la sua nazione. Le conseguenze delle sue scelte lo hanno portato al carcere e alla pena capitale. Bonhoeffer ha creduto veramente che quello che vedeva non era la fine. 

“Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza”. (vv 12-13). Gesù di fronte a tutto questa devastazione chiede ai discepoli di fare la differenza, di essere una differenza. Di essere differenti a tal punto da divenire di “scandalo” persino per gli affetti più stretti, tanto che proprio chi è più vicino farà il nostro nome alle autorità (v. 16). Gesù in questo brano ci chiede una radicalità che facciamo fatica a comprendere, o meglio che comprendiamo, ma che ci richiede uno sforzo davvero grande, quello di andare oltre alla paura di essere annientati a causa della nostra fede. «Quando Cristo chiama un uomo, lo invita a venire e a morire» scrive Bonhoeffer in Sequela, un testo pubblicato nel 1937. Scegliere la fede cristiana vuol dire abbandonare le logiche che fanno muovere il nostro mondo e guardarle con gli occhi di Dio, per scoprire che queste logiche sono mosse da potere, avidità, sopruso. 

La testimonianza di Bonhoeffer è inequivocabile: se si crede bisogna affrontare con coraggio anche strade che possono portare a conseguenze estreme e perfino alla morte. «Non è l’atto religioso a fare il cristiano, ma la partecipazione alla sofferenza di Dio nella vita del mondo» scrive Bonhoeffer in una lettera contenuta nel testo Resistenza e resa. Queste parole ci ricordano che non sarà una serie di atti di culto a dichiararci credenti, ma sarà la partecipazione alla sofferenza del mondo a renderci discepoli e discepole di Cristo. Le sue parole ci mettono alle strette, perché interpretano fino alle estreme conseguenze il richiamo di Gesù in questa pagina di vangelo. 

“Avrete allora occasione di dare testimonianza” (v.13). La fede si vive nella realtà concreta, non resta ancorata al culto e agli atti formali, ma si vive anche (e soprattutto) in carcere e sotto il nazismo, e sotto tutte le tipologie di regime che il nostro mondo contemporaneo è capace di pensare. La testimonianza dei cristiani nasce proprio nelle situazioni di crisi, proprio in quelle situazioni in cui ci converrebbe scappare, dove sarebbe più comodo scappare. Bonhoeffer ha deciso di non farlo e come testimone ci ricorda che come suoi fratelli e sorelle anche noi siamo chiamati a non farlo. 

“Io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere” (v.15), Gesù ci rassicura che non saremo soli in questo combattimento, lui stesso ci suggerirà le parole da dire, non ci dobbiamo preparare sarà la nostra fiducia in lui a darci le parole giuste per testimoniare. 

È un monito molto forte per ogni credente, fa tremare le nostre anime, ma la rassicurazione del Signore è forte: niente, proprio niente, nemmeno la parte più piccola di noi stessi (come i nostri capelli) si perderà, nulla di noi andrà perduto se avremo il coraggio di affidarci totalmente al Signore.

fratel Elia


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