La parola dell’amico: semplice, chiara, libera

Foto di Mike Uderevsky su Unsplash
Foto di Mike Uderevsky su Unsplash

14 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3,22-36 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 22Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. 23Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c'era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. 24Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
25Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. 26Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall'altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». 27Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. 28Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: «Non sono io il Cristo», ma: «Sono stato mandato avanti a lui». 29Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l'amico dello sposo, che è presente e l'ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. 30Lui deve crescere; io, invece, diminuire». 31Chi viene dall'alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. 32Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. 33Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. 34Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. 35Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. 36Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui.


Oggi come in passato gli esseri umani entrano in discussioni che possono far progredire un rapporto, ma possono anche sfociare in vere e proprie dispute, e in successivi scontri, violenze, guerre. Qual è il fine con cui entriamo nello scambio? Forse è proprio questa la scintilla che può far infiammare il confronto. 

Qual è l’intenzionalità che spinge i discepoli di Giovanni a informarlo sul battezzare e attirare molta folla di Gesù? Cosa temono? Forse che il loro maestro Giovanni venga oscurato dall’altro rabbi che battezza come lui? Che Giovanni perda la sua fama e il suo potere? Se è questo, possiamo solo immaginare l’enorme delusione che provano nel momento in cui Giovanni non accetta di entrare dove vorrebbero collocarlo, cioè contrapposto a Gesù. Giovanni getta acqua sull’incendio che vorrebbero accendere, e lo fa con una parola semplice, chiara, libera.

Giovanni sa chi è. Sa qual è la sua verità, ciò che lo rende unico e originale, quell’unicità e originalità che ciascuno di noi è e che siamo chiamati a scoprire e assumere. “Non sono io il Cristo ma sono stato mandato avanti a lui” (v. 19). Giovanni è “l’uomo inviato da Dio … venne come testimone” (Gv 1,6-7). Giovanni è l’amico che vive l’amicizia in trepidante attesa, che resta e attende sempre e solo la “voce dello sposo” (v. 30).

Giovanni sa ciò che è chiamato a vivere. Assumendo in pienezza la sua verità, riesce a guardare e a scorgere la verità dell’altro. Giovanni ha saputo discernere nella sua vita di fede nelle profezie l’irrompere del compimento della Promessa: il Messia Gesù. Nel vedere Gesù, Giovanni testimonia: “Io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio” (Gv 1,34), riconosce Gesù come “lo sposo” (v. 20), e la sua tensione è quella di essere collaboratore del compimento della Promessa: “Lui deve crescere, io invece diminuire” (v. 30), sa che ora il suo compito è terminato.

In questo modo Giovanni può entrare nella discussione riuscendo a spegnere e a disinnescare la violenza, la volontà oppositiva, la ricerca della sconfitta dell’altro. Entra nel dialogo con la verità che è, e questo gli permette la libertà di dire la verità che è l’altro. Nessuna contrapposizione, nessuna gelosia o invidia, ma nella semplice verità di entrambi lo sfociare della gioia: Gesù è colui “che dice le parole di Dio” (v. 34), Giovanni è colui che “è presente e ascolta ed esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena” (v. 29).

Giovanni, l’amico, è conscio del suso compito, sa farsi da parte, perché ha vissuto la sua esistenza in vista di ciò che ora vive, l’incontro che lo colma della gioia piena. Nell’amicizia possiamo gioire della gioia dell’altro. Giovanni prova la gioia piena che è già dono del Risorto, la gioia che ora nasce dal vedere l’ingresso “nel mondo della luce vera” (Gv 1,9), l’incontro tra Gesù, il Figlio di Dio, e l’umanità.

Come Giovanni, nel riconoscere Gesù che viene verso di noi, che irrompe nella nostra vita, e nel porre la nostra fiducia in lui “Figlio amato dal Padre, colui al quale il Padre dà in mano ogni cosa” (v. 35), anche noi possiamo sperimentare il dono gratuito di quell’amore del Padre che è la sorgente della gioia piena e la fonte inestinguibile di vita vera: “Chi crede nel Figlio ha la vita eterna” (v. 36).

“È donato l’amico all’amico…
Lontano o vicino
in ventura o sventura
l’uno nell’altro
riconosce colui
che è leale aiuto
a essere libero e umano
(Dietrich Bonhoeffer, L’amico).

sorella Elisa


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