Uno sguardo “dall’alto”
15 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 12,32-40 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 32«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. 33Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. 34Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
Ci possiamo chiedere : da dove il monaco egiziano Pacomio del quale oggi facciamo memoria, ha potuto trovare il coraggio di vendere tutti i suoi beni e di darli in elemosina ai poveri per rispondere alla chiamata del Signore? In quanto cristiani, queste testimonianze ci interpellano. L’ha fatto pensando di ottenere una ricompensa? Una garanzia? “Fatevi un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma”. Questo è l’atteggiamento di chi cerca la salvezza con i propri mezzi, meriti. Faccio qualcosa per “assicurarmi” la grazia del Signore.
“Essere pronti, con le lampade accese” è l’atteggiamento richiesto per discernere in ogni nostro pensiero, preghiera e azione, quali sono le nostremotivazioni profonde verso questo Signore che viene per darci la sua benedizione: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli”.
In effetti, la chiave di lettura che Pacomio ha fatto propria e che l’ha motivato a seguire il Signore è l’appropriazione interiore di questo versetto: “Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il suo Regno”. Allora tutta la vita di fede viene rovesciata: non ho più niente da dare al Signore per piacergli, ma ho da ricevere il dono della salvezza già compiuta dal Signore. La vita in Lui (il suo Regno) ci è già offerta, non dobbiamo temere. Entriamo soltanto nella dinamica che ci viene offerta. Vegliamo per non perdere il tesoro che ci è donato. La nostra salvezza non la dobbiamo più conquistare, la dobbiamo custodire. È il tesoro della nostra vita, il suo amore e il suo senso: ma quanto è difficile quest’atteggiamento interiore!
Abbiamo l’abitudine di partire sempre da noi, il nostro sguardo si indirizza da noi verso gli altri e l’Altro. La vigilanza evangelica ci chiede invece di partire dallo sguardo e dalle promesse di Dio per guardare alla vita e agli altri. Invece di guardare dal basso, guardiamo dall’alto.
Vediamo allora la nostra vita non più nell’assurdità di un treno che può andare a finire contro un muro - la morte -, ma come un treno che segue quello del Signore per attraversare un tunnel, al di là del quale il Signore ci aspetta per servirci, onorare la nostra vita, darle il suo senso pieno. Allora tutte le nostre preoccupazioni possono diventare relative. Non abbiamo più a conquistare un senso: siamo già amati, è il Signore che ci aspetta. Il tesoro, il Regno, la presenza di Cristo ci accompagnano e ci mostrano il binario giusto. I nostri beni materiali, terrestri perdono il loro valore per lo “sguardo dall’alto” che possiamo rivolgere a loro.
Penso che sia soltanto a partire da questa promessa del tesoro del Regno già offerto e da custodire che i cristiani che vivono l’inferno delle guerre attuali possono ancora trovare senso in mezzo alle tenebre. La precarietà della loro vita insegna loro dov’è il vero tesoro: non possono più che guardare dall’alto e custodire la presenza degli altri e di Dio stesso in loro. Il tesoro è fonte di comunione tra tutte le genti, il solo che le bombe e la crudeltà non possono distruggere.
sorella Sylvie
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