Palese scandalo o segreta beatitudine

Foto di Angele Kamp su Unsplash
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14 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 11,2-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 2Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò 3a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 4Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: 5i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. 6E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
7Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! 9Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 10Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero,
davanti a te egli preparerà la tua via
.


11In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. 12Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. 13Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14E, se volete comprendere, è lui quell'Elia che deve venire. 15Chi ha orecchi, ascolti!».


Ci sono situazioni penose in cui la pena più grande è forse quella che ti porti dentro. Esteriormente ti sono imposte delle condizioni penose, ti privano di cose di cui magari scopri di poter fare a meno. Ma la pena più lacerante è forse quella più segreta, quella che avverti proprio là dove tremano e paiono crollare la certezza e la speranza di una vita.

Può capitare, anche a chi non è certo come “una canna sbattuta dal vento” (v. 7). Giovanni il Battista sconta la sua pena in carcere. Per che cosa? L’evangelista non ce lo ha ancora raccontato (cf. Mt 14,3-12). A questo punto del racconto non sappiamo ancora perché Giovanni è privato della sua libertà. Forse proprio per quell’eccesso di libertà di cui ha dato prova nel suo ministero di profeta. Cosa che spaventa i potenti, che, non sapendo rinunciare ai loro “abiti di lusso” (v. 8) e vestire il sacco (cf. Mt 11,21), non si pentono e rispondono esercitando il loro potere in modo arbitrario e violento.

L’ultimo dei profeti, “il più grande tra i nati di donna”, per coerenza può affrontare persino questa pena ingiusta, e così dal carcere scuotere le coscienze. A tormentarlo però è un’altra domanda, sull’identità del Messia, “colui che viene” (v. 3). Domanda che si comprende, indipendentemente dalla situazione di Giovanni, perché l’attesa era diversificata: c’era da attendere uno o più messia, e di che tipo? Un messia giudice, sacerdote… o altro? Il vangelo raccoglie questa domanda e così fa posto anche ai nostri dubbi e alle nostre attese, ci fa sostare con Giovanni che in quest’ora sa condividere la sua domanda e restare in ascolto.

Lui che si era mostrato capace di ascolto e aveva visto in Gesù il Messia, fino a indicarlo ad altri come “colui che viene”, ora deve affidarsi a ciò che altri odono e vedono. La sua domanda, se non fosse uscita dal quel carcere, sarebbe stata per lui una pena capitale, morte nella solitudine, non senso; invece, condivisa con altri, lo tiene in relazione a Gesù. Altri possono ascoltare e riconoscere ciò che a Giovanni, profeta di soglia, che sulla soglia tra l’antico e il nuovo vive e muore, non è stato dato.

Tra lui, il più grande, e Gesù, il più piccolo, c’era stata al contempo continuità e discontinuità. Lui, che veniva prima, non si era imposto e Gesù, venendo dopo, non l’aveva semplicemente imitato. C’era uno scarto tra i due, Giovanni pareva esserne consapevole e dal carcere torna ora a misurare questa distanza, che può essere motivo di inciampo o di gioia (cf. Gv 3,29), palese scandalo o segreta beatitudine.

La risposta di Gesù ci rinvia alle Scritture. Al v. 5 abbiamo una composizione di testi tratti per lo più dal profeta Isaia, che trovano compimento in ciò che Matteo sta raccontando. Le Scritture che hanno preceduto Gesù aiutano a comprendere le azioni narrate in questi capitoli come “opere del Messia” (v. 2). D’altra parte Gesù lo dice chiaramente: “Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni” (v. 13).

Ora, con l’avvento del Regno, il più piccolo è più grande di Giovanni. Il Regno non si afferma senza pena per i discepoli del Messia, perché comporta un violento scontro di forze (cf. v. 12). Ma appunto in Gesù, vangelo annunciato ai poveri, la forza è quella del più piccolo, “mite e umile di cuore” (Mt 11,29).

fratel Fabio