Vite infuocate
20 luglio 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 17,1-11 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 1Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». 6All'udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». 8Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
9Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell'uomo non sia risorto dai morti».10Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa».
Festa grande quest’oggi, in cui ricordiamo i profeti di Israele e in particolare Elia, il padre dei profeti e di tutti cercatori e le cercatrici di Dio.
Uomini sorti in momenti di crisi e di disperazione, in tempi avversi e caotici, i profeti sono spesso oppositori dei regimi, si scontrano frontalmente con il potere politico e religioso. Uomini dotati di una straordinaria lucidità, non annunciano tanto il futuro, piuttosto hanno il coraggio di denunciare il presente. Il profeta è coscienza critica sul presente e promotore di un programma di rinnovamento sociale per ristabilire relazioni giuste e solidali.
Scrive Dietrich Bonhoeffer: “Il profeta sa di essere alleato con Dio e che questa alleanza renderà la sua vita una tragedia, una tragedia di incomparabile serietà, proprio perché si tratta di un’alleanza con Dio. Dal fatto che il profeta sia alleato con Dio dipende che le sue parole siano così strane, che egli sia così inflessibile, così temibile, che sia incomprensibile dal punto di vista umano e psicologico”.
Gesù, il “profeta” di Galilea, in un passaggio chiave del suo ministero, in un momento in cui sperimenta la barbarie umana ed ha una consapevolezza chiara che il suo operare genera contrasti e opposizioni, che lo porteranno al rifiuto e persino alla morte, sente il bisogno di trovare la sua solidità e il suo nucleo incandescente, recandosi “su un alto monte”, nell’incontro faccia a faccia con il Padre. E porta con sé i tre discepoli più amati per rivivere e riplasmare con loro la sua vocazione.
Una luce e una parola rivelano l’identità di Gesù. Una luce deborda sul suo volto e sulle sue vesti e si riversa sui tre testimoni. Gesù appare qui come glorificato. E riecheggia una parola di tenerezza, una dichiarazione d’amore, la stessa ricevuta al battesimo, momento iniziale del suo cammino: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 3,17). Il Padre aggiunge rivolto a noi: “Ascoltatelo”. Le parole di Gesù hanno il potere di infiammare il nostro cuore.
Tra la luce e la parola dall’alto i discepoli assistono a una conversazione, quella che Gesù intrattiene con Mosè ed Elia. Non è una rimpatriata di vecchi amici. Gesù sente il bisogno di entrare in dialogo con le Scritture sante: la Legge e i Profeti. Dall’assiduità con le Scritture anche noi impariamo, sperimentiamo che siamo figli e figlie, amati e amate da Dio e che i nostri corpi possono essere luminosi, come quello di Gesù.
Gesù approfondisce la sua vocazione, trova la sua profondità nelle Scritture. Gesù diventa discepolo dell’amico di Dio e del profeta di fuoco, di quell’“uomo assai umile, più di qualunque altro sulla faccia della terra” (Nm 12,3) e dell’“angelo della terra e uomo del cielo” (Giovanni Crisostomo). Mosè parla con la sua balbuzia, Elia con la sua paura, entrambi parlano con le loro vite dapprima disorientate, poi afferrate da Dio e infuocate del fuoco divorante della sua parola.
Gesù sul monte è a un punto di svolta e apprende da Mosè ed Elia la tragica e seria arte profetica. Mosè ed Elia lo aiutano ad assumere pienamente e fino in fondo la sua chiamata a figlio, eletto, amato, alleato del Padre.
fratel Giandomenico