Tutti nella rete

Foto di Anita Austvika su Unsplash
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30 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,47-53 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 47«Il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. 48Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. 49Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni 50e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
51Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». 52Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». 53Terminate queste parabole, Gesù partì di là.


Il brano del Vangelo di oggi riporta la terza parabola che Gesù racconta ai soli discepoli, dopo aver risposto alla loro domanda circa il significato della parabola della zizzania che cresce insieme al grano buono, parabola raccontata a tutti sulle rive del mare.

Gesù parla alle folle, ai suoi discepoli, a noi con parabole, narrandoci cose ordinarie, di questo mondo, per aprirci alla straordinarietà del Regno di Dio che è poi il contenuto di tutta la sua predicazione.

Con le parabole ci invita a guardare il mondo in modo diverso sottolineando il carattere simbolico della realtà, del mondo visibile quello che vediamo ogni giorno, spingendoci a cogliere, già qui e ora, quello che va oltre. Gesù conosce la nostra vita perché l’ha vissuta realmente. Ha imparato osservando e amando la natura, gli animali, gli uomini e le donne. E sa anche che noi umani viviamo grazie alle relazioni e pensiamo, capiamo attraverso le narrazioni.

Ha appena parlato ai suoi discepoli del Regno di Dio attraverso la parabola del tesoro nascosto e della perla preziosa. E ora ci parla del Regno con una parabola che insiste maggiormente sull’aspetto escatologico del Regno: la parabola della rete gettata nell’acqua, che raccoglie ogni genere di pesci, buoni e cattivi.

Lo sappiamo dal nostro quotidiano: accanto al bene sta anche il male, tra di noi e così pure in noi. La “buona novella” è che ci siamo tutti, e anche tutto il nostro essere, con i suoi chiaroscuri in quella rete, perché il Signore ci ha cercati e trovati tutti, così come siamo. E la sua volontà è di tenere insieme tutto, non certo di dividere. La parabola ci viene narrata per sottolineare l’urgenza di non perdere questa occasione di convertirci, di cambiare così da essere accolti nel suo Regno.

Non siamo alla fine del mondo, ma siamo di fatto in una situazione di conoscenza in cui il futuro è già cominciato: si tratta di vivere gli uni accanto agli altri sollecitandoci a vicenda e valutando ogni nostra azione, ogni nostro pensiero a partire dal giudizio ultimo. Giudizio, che come dice la parabola, non spetta certo a noi, ma agli angeli, servitori di un Dio che vuole la salvezza per tutti.

Gesù, concludendo il racconto interroga in modo diretto i suoi: “Avete capito tutte queste cose?”. C’è in lui un forte desiderio che i suoi capiscano in profondità le sue parole e con questa domanda diretta cerca una relazione, un coinvolgimento personale dei suoi discepoli e di noi che leggiamo, con lui.

Ci sorprende la risposta, immediata e netta e chiara dei discepoli : “Sì”. Un sì che nasce dall’essersi riconosciuti presi in quella rete. Certo è difficile dire di aver proprio capito fino in fondo, ma con questo sì ci dichiariamo disponibili a capire, a continuare ad ascoltare, a raccontare agli altri che sono tutti nella rete con noi, quello che di grande comprendiamo, un po’ alla volta della vita, e della grazia ricevuta. Si tratta di rivedere la storia, anche la nostra storia e così la nostra quotidianità nella prospettiva della fine, che ci fa procedere nello stupore del nuovo che nasce dalle promesse antiche (cfr v.53).

sorella Margherita