Una condivisione che moltiplica
8 agosto 2026
Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 15,29-39 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 29Gesù si allontanò dalla zona di Tiro e Sidone, giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. 30Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele.
32Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». 33E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 38Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.
Dopo l’episodio della donna siro-fenicia, Matteo continua la descrizione del confronto di Gesù con delle persone che non appartengono strettamente al popolo d’Israele. Sono quegli “altri” che compongono la popolazione mista della “Galilea delle genti” (cf. Mt 4,15). Un territorio che Gesù il Nazareno conosceva bene e dove ha operato di più.
Le folle pagane vanno a lui spinte dalla speranza di essere curate, ma forse, ancor prima, spinte dalla constatazione che Gesù, pur essendo ebreo, non disdegna categoricamente di incontrarle. E quanto sia problematico l’incontro tra ebrei e pagani, l’abbiamo già visto nel testo di ieri, e lo vediamo anche qui, considerando che Matteo non accenna minimamente a un insegnamento di Gesù a queste folle, ma riferisce esclusivamente che Gesù curava le loro differenti infermità. E queste opere suscitano la lode del Dio di Israele (v. 31), che evidentemente non è il loro Dio…
Ma l’amore di Dio, dovremmo saperlo, non ha confini. E così Gesù sente compassione per i pagani, esattamente come l’aveva sentita nella prima moltiplicazione dei pani per quelli del suo popolo (Mt 14,13-21). E si preoccupa non già della loro situazione attuale, ma del viaggio di ritorno che la folla deve compiere, dopo essere stata per tre giorni con Gesù.
Questa moltiplicazione si configura allora non come soddisfazione di un bisogno puntuale; ma come viatico, come riserva che aiuta ad affrontare, il viaggio, la vita, la quotidianità. Non vorrei esagerare con le interpretazioni, ma se la prima moltiplicazione avviene la sera del primo giorno (Mt 14,15), questa avviene al terzo giorno cioè in ottica cristiana il giorno della resurrezione. Inoltre, se nella prima Gesù aveva semplicemente benedetto i cinque pani, qui rende grazie, usando il verbo tecnico dell’eucaristia cristiana (v. 36). Infine questo miracolo di Gesù, così spesso narrato nei quattro vangeli, non ci parla mai di una creazione di pane dal nulla. Non è neppure la trasformazione di pietre in pane, come aveva suggerito il divisore a Gesù (Mt 4,3). Si tratta sempre di una ‘moltiplicazione’, e ci insegna, in fondo, che la capacità di condividere è l’unica possibilità che abbiamo di moltiplicare le risorse.
Questo è forse l’insegnamento più importante di questa pagina evangelica per la nostra vita quotidiana. Vincere l’egoismo che ci fa tenere per noi e per il nostro cerchio ristretto, quei sette pani è l’unico modo per renderli fruttuosi al di là delle nostre aspettative.
fratel Raffaele