Imparare l’arte del setacciare
3 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 22,24-32 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 24 nacque tra i discepoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l'ha preparato per me, 30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d'Israele. 31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».
“La contesa” che “nasce tra loro” (22,24), i discepoli, su “chi di loro fosse il maggiore” è “una rete tesa sul sentiero” (cf. Sal 140,6) introdotta “tra loro” dall’astuzia di Satana e svelata da Gesù che rivela loro chi veramente “ha potere” (22,25).
Satana ha proprio questa astuzia di introdursi tra due o più persone per fare deviare dalla retta via come è successo fin dall’inizio con “il serpente che era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse…’Non morirete affatto!’” (Cfr. Gen 3,1.4) La menzogna è sdoganata come verità fin dalle origini delle relazioni umane e la Scrittura ne rivela la regia.
Simone e gli altri devono ancora arrivare a comprendere e poi soprattutto attuare che “essere i perseveranti nelle prove” (22,32), discepoli di Gesù, chiama a un cambiamento radicale; “voi però non siate così” (22,26), esige un evangelico rovesciamento dell’immaginario collettivo: “Il maggiore fra voi divenga come il più giovane, chi comanda quello che serve” (22,26).
Ciascuno per poter fare questo cambiamento deve fare la verità su ciò che dà la morte e può ricordare, oltre all’inizio della Genesi, le parole di Gesù, che aveva detto: “Venne il nemico e seminò zizzanie in mezzo al grano e andò via.” (Cfr. Mt 13,25)
Fare la verità su ciò che dà la morte significa chiamare per nome “il Nemico” o “Satana” o “il serpente” e riconoscerne gli intrighi, le molteplici reti che tende sui sentieri, non fuori, ma soprattutto dentro le comunità, “Satana ha richiesto voi per setacciarvi!” (22,31).
Nelle nostre esistenze, nei nostri sentieri, “viene la piena e il fiume ci investe”, siamo “cercati da Satana per essere setacciati”, per verificare cioè se “abbiamo scavato molto profondo” per “gettare le fondamenta della casa” (cf. Lc 6,48). Possiamo verificare così se abbiamo costruito sulla roccia e questo vangelo insiste che la roccia è paradossalmente “l’inserviente della tavola” (22,27) non il padrone! “La piena”, se abbiamo imparato la posizione contro corrente dell’inserviente, non riesce a smuoverci, siamo in grado di resistere alle prove.
L’azione del “setacciare”è il compito da svolgere, saper riconoscere il positivo nel negativo, riconoscere il grano, il buon seme “tra le zizzanie” (cf. Mt 13,36). Questo chiede che sempre ci si domandi: “Da dove ha zizzanie?” (cf. Mt 13,27). Per questo, come insegna Gesù a Simone è necessaria prima di tutto la disponibilità alla conversione: “E tu, una volta convertito…” (22,32).
Gregorio Magno, di cui oggi facciamo memoria, nella sua Regola Pastorale scrive: “Un cuore contrito e umiliato Dio non disprezza (cf. Sal 50,19). Infatti, chi piange i peccati ma non se ne distacca, spezza il suo cuore ma non si cura di umiliarlo; chi poi ha già lasciato il peccato ma non lo piange, umilia già il cuore, ma tuttavia rifiuta di spezzarlo (III, 30).
È altresì necessario ri-porsi la domanda della “contesa” iniziale, ma che Gesù insegna a ribaltare: “Chi è maggiore il padrone o l’inserviente?” (22,27). La strada del Vangelo chiama a divenire “diaconi”, inservienti, servire fratelli e sorelle, in particolare “chi governa diventi come colui che serve” (22,26). Proprio questo servire sorelle e fratelli è per Gesù diventare “maggiore” e per Gregorio ars artium, “l’arte delle arti". Significa attuare quella chiamata di Gesù: “Se uno vuol essere il primo divenga l'ultimo." (Cfr. Mc 9,35)
fratel Giuseppe