10 marzo 2026
Gesù ha appena annunciato ai discepoli il cammino che lo attende verso Gerusalemme, ha appena redarguito Pietro ricollocandolo dietro a sé e ora convoca la folla, assieme ai discepoli: allarga non tanto l’uditorio – Gesù non ha l’ansia da prestazione né la vertigine dei numeri – quanto piuttosto i destinatari di una promessa di vita piena. Una vita salvata, una pienezza di senso annunciate non per un futuro lontano, nell’aldilà della storia, ma già qui e ora.
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9 marzo 2026
“La gente” aspetta un altro, uno diverso da Gesù che chiede a chi “lo vuole seguire” la scomoda lotta di quello che Lui sta dicendo e facendo: “rinnegare se stessi”, “prendere la propria croce”, “perdere la propria vita (8,34-35).
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7 marzo 2026
“La sua rovina fu grande”. È sconcertante che si concluda così il primo grande insegnamento di Gesù. Il cosiddetto “discorso della montagna” si era aperto con la beatitudine, ora si chiude con la rovina, proprio come il Salmo 1, la grande ouverture di tutto il salterio: “Beato l’uomo” – canta nel suo primo versetto – “la via dei malvagi va in rovina” – sentenzia alla fine.
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