In questa rubrica giornaliera vi proponiamo la meditazione del Vangelo del giorno preparata da un fratello o una sorella di Bose. Il nostro desiderio è di spezzare il pane quotidiano della parola di Dio, condividendo la lectio divina fatta nella solitudine della cella monastica. Per tutti il fine è quello indicato da Ignazio d’Antiochia, “rifugiarmi nel Vangelo come nella carne di Gesù” (Lettera ai Filadelfiesi).

Le pericopi del vangelo seguono il lezionario proprio del nostro monastero.

“Non avete ancora fede?”

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31 gennaio 2026

Gesù ha appena concluso una serie di parabole rivolte alle folle e soprattutto ai suoi discepoli, a noi. In queste parabole aveva sottolineato con forza l’esigenza di accogliere la sua parola, di aderire e credere  alla sua parola; non tanto di capire, ma di accogliere la sua parola, aderire, credere alla sua parola che dà senso e direzione alla nostra vita. Di fronte all’annuncio del Regno non si tratta tanto di capire ma di accogliere.

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Parabole di fiducia e speranza

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30 gennaio 2026

Siamo alla fine del capitolo in cui l’evangelista Marco ci presenta Gesù  che come un seminatore getta il seme della sua parola per far luce sul “mistero del Regno di Dio”. Regno che è lui stesso, la sua persona, la sua storia. Gesù è la Parola che pone la sua tenda in mezzo a noi (cf. Gv 1.14). Gesù è il Dio che attraverso l’incarnazione si immerge nella “terra” che è l’uomo, la creatura che lui stesso ha formato sporcandosi le mani con le nuda terra, plasmandola a sua immagine e somiglianza dandole vita con un soffio proveniente dal profondo del suo cuore.

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Tre inviti

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29 gennaio 2026

Il vangelo di oggi contiene tre inviti. Il primo è un invito alla trasparenza, alla limpidezza, alla luminosità. È appello a vivere nella luce e non nelle tenebre, al chiaro e vero e non nello scuro e ambiguo. “Viene forse la lampada” sembra più una personificazione, ma come può una lampada venire a noi? E allora la lampada è il Signore, che con la sua presenza e la sua parola porta luce, forza per uscire dal male che ci abita per vivere nella libertà.

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Il lavoro dell’ascolto

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28 gennaio 2026

Nell’odierna pagina evangelica Gesù delinea il processo della Parola che, seminata in abbondanza, può non venire accolta da quegli ascoltatori da lui identificati nel terreno calpestato, sassoso, spinoso. La parabola dice che l’ascolto è un lavoro, un’ascesi e consiste anzitutto nel movimento della interiorizzazione

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“Ecco mia madre e i miei fratelli!”

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27 gennaio 2026

Il vangelo di Marco ci ha narrato a più riprese come Gesù sia cercato da una grande folla: erano talmente tanti che non poteva più entrare in una città (cf. Mc 1,45); la gente veniva da ogni regione della Palestina (cf. Mc 3,8); chi aveva qualche male voleva toccarlo cercando in lui guarigione (cf. Mc 3,10); anche quando entrava in una casa, la folla si radunava al punto che lui e i suoi discepoli non riuscivano neppure a mangiare (cf. Mc 3,20). E Gesù accoglie tutti, vuole che non vada perduto nulla di ciò che il Padre gli ha affidato. 

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Spogliarsi e sottomettersi

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26 gennaio 2026

Nel testo Exordium parvum troviamo scritto che Roberto prima, poi Alberico e Stefano, primi abati di Citeaux che oggi ricordiamo “sottomettevano i loro superbi colli al giogo mite di Cristo” (cf. Piccolo esordio di Citeaux, cap.17). Come è possibile sottomettere la superbia del proprio collo, un pieno sempre pieno, radice di ogni perdita della misura, al giogo mite di Cristo?

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Un piccolo gregge

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23 gennaio 2026

Simone soprannominato Pietro e Andrea: fratelli, pescatori. Mentre gettano le reti nel lago, Gesù prende l’iniziativa e li chiama a sé. Uno sguardo d’amore e il gioco è fatto. Ed essi “abboccano” subito, senza tentennamenti. Goffi e lenti a credere, saranno rinviati sempre a mettersi dietro a Gesù. Riceveranno un “privilegio” speciale: servire umilmente i fratelli.

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Toccare con mano

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22 gennaio 2026

Il brano evangelico odierno inizia con l’offrire uno spaccato della attività di Gesù. Da un lato, il suo ritirarsi presso luoghi appartati, in questo caso presso il mare di Galilea insieme ai suoi discepoli (Mc 3,7), a seguito dell’ostilità di farisei e di erodiani che vedono in lui un fuorilegge di cui liberarsi (Mc 3,6). D’altro lato, il suo essere inseguito da folle entusiaste che accorrono a lui da molte contrade (Mc 3,78), attratte dalle sue parole (Mc 1,27) e dalle sue opere (Mc 3,8), tanto da gettarsi su di lui per toccarlo (Mc 3,10). 

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La mano e il cuore

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21 gennaio 2026

Il sabato è per l’ebraismo, come e più che la nostra domenica, il giorno in cui l’attività ordinaria cessa per fare spazio alla lode del Dio creatore e all’attesa del suo giorno: due dimensioni che dovrebbero sostenere ogni giornata, e che spesso preferiamo confinare a un giorno specifico. Con le conseguenze che questo brano del Vangelo ci presenta: la completa indifferenza di fronte a un uomo che ha una mano inaridita, ossia incapace di distendersi e stringere: in una parola, un uomo con un grave impedimento alle relazioni fraterne. Da questo punto di vista, possiamo dirci con sicurezza migliori di costui?

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Libero, oltre il lecito?

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20 gennaio 2026

“Il Figlio dell’uomo è Signore anche del sabato”. I primi discepoli di Gesù approdano gradualmente a una migliore comprensione di questa parola ripensando a ciò che egli ha vissuto. E noi ci troviamo a riflettere sulla nostra comprensione del “lecito” e sulla nostra libertà, anche nelle cose più sante. 

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“Allora digiuneranno”

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19 gennaio 2026

Nella vastità del tempo e dello spazio, il digiuno rientra nelle esperienze dell’uomo religioso: il rapporto con il cibo dice un rapporto con la vita e con la fonte della vita stessa… Il vivente che non mangia è votato alla morte; di conseguenza il digiuno non può essere una condizione ordinaria e consueta, ma semmai un’eccezione, un’interruzione che ribadisce l’essenza della nostra creaturalità, la nostra dipendenza da altro e da altri, da una vita fuori di noi che concorre a rendere viva e vivibile la nostra stessa vita. 

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Cercare il “prima”

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17 gennaio 2026

“Gente di poca fede” (v. 30), siamo questo, tutti noi, uomini e donne che credono, ma anche non credono. Gesù lo sa e oggi ci richiama alla fede con immagini che si depositano nella memoria e suscitano un sorriso sui nostri volti spesso tristi e delusi. Alla frammentazione del nostro cuore, diviso tra pensieri, progetti, che rischiano di renderci schiavi nel continuo tentativo di realizzazione, vivendo ogni giorno come una corsa affannata contro la preoccupazione, illusi di poter “allungare, anche di poco la nostra vita” (cf. v. 27), di prevenire l’imprevedibilità, sconosciuta e per questo paurosa, del domani, ci dimentichiamo di vivere il presente e consumiamo tutte le energie nella paura, pre-occupandoci di ciò di cui non possiamo occuparci perché appartiene al futuro, Gesù oggi contrappone l’“unum necesssarium”. Parole attualissime!

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“Lo voglio, sii purificato!"

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15 gennaio 2026

Gesù percorre la Galilea annunciando l’evangelo e scacciando i demoni. Avviene l’incontro con un uomo lebbroso. Secondo la Legge il lebbroso era considerato come un morto, escluso dalla comunione con il popolo di Dio, da ogni vita sociale e religiosa, doveva denunciare la sua impurità e stare lontano da tutti, in luoghi deserti. Una vita chiusa, finita. La guarigione di un lebbroso era ritenuta improbabile quanto la resurrezione di un morto

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