Inedito e sorprendente
Gesù entra a Cafarnao. Un militare, un ufficiale per l’esattezza, un centurione, gli si avvicina (Mt 8,5-13). È un mercenario a servizio di un re-fantoccio, il tetrarca di Galilea, messo lì dalla potenza coloniale romana. Il termine “centurione” non suona bene alle prime persone che ascoltano il Vangelo secondo Matteo. Hanno alle spalle la prima guerra giudaica e hanno assistito a tutta la brutalità di cui le truppe romane sono capaci. La parola ricorda quel tempo. Si crea una dissonanza: un militare di cui sanno di quale brutalità sia capace, si presenta come uno che supplica Gesù per il figlio che soffre. Non chiede la guarigione. Gli presenta la situazione e sta lì. Quasi a provocare nell’altro la compassione.
L’uomo d’armi si presenta disarmato. Non pretende né costringe con la forza. Implora come un senza-potere, un povero che ha solo la forza delle sue parole e l’autorità della sua sofferenza. Gesù che comprende bene la richiesta, ha una risposta dura: “E dovrei venire a curarlo proprio io?”. Quest’uomo è un pagano; Gesù da ebreo non può mettere piede in casa di un pagano (cf. At 10,28). Inoltre è stato inviato solo alle pecore smarrite di Israele (cf. Mt 10,5-7). Gesù si rifiuta di compiere una terapia nella casa di un pagano, terapia che l’uomo non ha chiesto. È Gesù che interpreta le parole dell’uomo in questa accezione, quasi raffigurando la sua paura di incontro e contatto, di essere destabilizzato. Gesù interpreta la richiesta in un solo senso: entrare in casa del pagano, e ha paura. Il centurione non demorde. Davanti al rifiuto di Gesù formula meglio la richiesta. Lo chiama “Signore”, l’appellativo normalmente impiegato da chi implora protezione da parte di Gesù, riconosce che è un ebreo e non lo costringe a entrare in casa sua, soprattutto esprime fiducia nel fatto che Gesù solo con la parola possa operare guarigioni.
Il centurione allarga lo spettro delle possibilità a Gesù, non ce ne è una sola! Gesù reagisce così al discorso del soldato: “Ascoltandolo Gesù fu preso da meraviglia e disse a chi lo seguiva: ‘In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede di tal genere’”. Gesù si meraviglia. È l’unica volta che in questo vangelo il verbo ha Gesù come soggetto. Non si aspettava una tale risposta da un pagano. Rimane interdetto. C’è una dissonanza cognitiva che lo apre a qualcosa di nuovo. Lo stupore nasce proprio dalla percezione di essere in presenza dell’inedito e del sorprendente. L’emozione esprime la coscienza in Gesù che la sua cornice abituale in cui si danno dei posti fissi agli altri vacilla.
C’è un primato della realtà sul pensiero che ne accetta la provocazione e non si difende. “In Israele non ho trovato nessuno con una fede di tal genere”: appare qui per la prima volta “fede” nel Vangelo secondo Matteo. La si usa per una persona che non è del gruppo di Gesù né un membro del popolo di Israele, ma un pagano e un militare. Gesù sempre di più grazie agli incontri che vive incontra un Dio che non solo non ha confini ma scompiglia quelli esistenti, creando processi di liberazione.
Il video di questo mese è l’interpretazione di Woman No Cry eseguita da un gruppo di musicisti che fanno parte di Playing For Change, un’associazione creata per ispirare e connettere il mondo attraverso la musica. Nasce dalla convinzione condivisa che la musica abbia il potere di abbattere le barriere e superare le distanze tra le persone. L'obiettivo principale di PFC è registrare e filmare musicisti che si esibiscono nei loro ambienti naturali e unire il loro talento e il loro potere culturale.