I chiaroscuri della fede
12 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 12,37-50 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 37sebbene Gesù avesse compiuto segni così grandi davanti a loro, non credevano in lui, 38perché si compisse la parola detta dal profeta Isaia:
Signore, chi ha creduto alla nostra parola?
E la forza del Signore, a chi è stata rivelata?
39Per questo non potevano credere, poiché ancora Isaia disse:
40Ha reso ciechi i loro occhi
e duro il loro cuore,
perché non vedano con gli occhi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!
41Questo disse Isaia perché vide la sua gloria e parlò di lui. 42Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui, ma, a causa dei farisei, non lo dichiaravano, per non essere espulsi dalla sinagoga. 43Amavano infatti la gloria degli uomini più che la gloria di Dio.
44Gesù allora esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; 45chi vede me, vede colui che mi ha mandato. 46Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. 47Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. 48Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell'ultimo giorno. 49Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. 50E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».
Il vangelo oggi ci parla di fede e di incredulità: i tanti segni di Gesù non sono sufficienti per arrivare a credere, e chi anche arriva a credere non lo manifesta apertamente per paura di essere giudicato e isolato. La nostra fede porta con sé anche una parte di non fede e di incredulità, dubbi, tentennamenti, paure che ci fanno vacillare. La fede attraversa chiaroscuri. La fede non è una certezza, una sicurezza, ma una ricerca e una fiducia. La fede non si vede, non si tocca, è una dimensione da coltivare, da custodire, da far crescere in noi, accettando anche che si attraversi il deserto, cercando però di lottare perché il cuore non si indurisca e diventi insensibile alla parola del Signore che sempre chiama a conversione. Non dobbiamo dimenticare che “la fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede” (Eb 11,1).
Mi ha colpito come una sorella delle diaconesse di Reuilly che opera in un ospedale a Parigi dicesse che non si era mai sentita prima rivolgere questo tipo di domande: “Come mai crede ancora? Perché è ancora una religiosa?”. L’oggi della storia, con i suoi drammi e le sue contraddizioni, ci porta a dubitare della presenza di Dio: non riusciamo più a cogliere l’opera e il suo agire nel nostro oggi. Sono domande che ci possono venire dall’esterno, ma a volte sono domande che abitano anche dentro di noi. Allora, quando la fede vacilla, quando tutto o tanto sembra smentirla, proprio allora dobbiamo cercare di restare fedeli, di credere che il Signore Dio non abbandona il mondo. Bisogna continuare a credere alle parole di Gesù che proprio oggi ci riconsegna: “Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre … Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo” (vv. 46-47).
La luce vincerà le tenebre. In questo tempo pasquale ricordiamoci che la morte non è l’ultima parola e che Gesù è risorto. La morte in croce di Gesù, che è la negazione della vita, è proprio il luogo e il momento in cui l’azione di Dio Padre si manifesta rialzando Gesù dalla morte e donandogli una vita nuova.
L’altra parola forte è che Gesù non è venuto per condannare, ma per salvare. Questa sia la nostra speranza e la nostra fede. Saper cogliere nell’oggi i segni della vita che rinasce, della salvezza che ancora opera in noi, attraverso di noi e attorno a noi. La fede è un piccolo granello di senape, è un po’ di lievito nella pasta, la fede è l’olio che può tenere accesa la lucerna della speranza, il piccolo lumicino che rischiara la notte. Questa è la grande responsabilità per ogni umano: non spegnere la speranza e la fede, lasciare che il soffio dello Spirito le ravvivi sempre. L’opera che siamo chiamati a compiere è credere! (cf. Gv 6,28-29).
Dio non teme la poca fede: la nostra fede sarà sempre piccola rispetto alla grandezza dell’amore del Signore. Con questa consapevolezza anche noi possiamo dire: “Signore, accresci la nostra fede” (Lc 17,6), e con il padre del figlio malato a cui Gesù esclama: “Tutto è possibile per chi crede”, anche noi invochiamo: “Credo, aiuta la mia incredulità” (Mc 9,23-24).
sorella Roberta
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