Un comandamento nuovo per una vita nuova

Foto di Charlie Wollborg su Unsplash
Foto di Charlie Wollborg su Unsplash

18 maggio 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 15,12-25 (Lezionario di Bose)

Venuta l’ora di passare da questo mondo al Padre, Gesù disse ai suoi discepoli: 12«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. 18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20Ricordatevi della parola che io vi ho detto: «Un servo non è più grande del suo padrone». Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22Se io non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24Se non avessi compiuto in mezzo a loro opere che nessun altro ha mai compiuto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25Ma questo, perché si compisse la parola che sta scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione».


Il brano evangelico odierno fa parte del secondo discorso di addio di Gesù ai suoi discepoli prima della sua Pasqua. Gesù lo introduce con l’immagine della vite e dei tralci, attraversati dalla stessa linfa che garantisce la fecondità della pianta. L’agricoltore è Dio Padre, che l’ha piantata e la custodisce amorosamente (cf. Is 5,1-7). 

Questa immagine è ricca di significati per la vita del discepolo dopo la morte, la risurrezione e l’ascensione di Gesù al cielo. La presenza di Gesù sarà allora “nello Spirito”, sia nella vita di fede del singolo discepolo, sia nella comunità dei credenti, che formeranno il suo “corpo” nel mondo. 

La vite alla quale sono uniti i tralci parla dell’amore che, come la linfa che circola nella pianta, circola tra Gesù e ogni credente, tra Gesù e il corpo comunitario, così come tra i credenti fra di loro. «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (v. 9) sintetizza quanto Gesù ha detto prima del nostro brano. 

«Rimanete nel mio amore» è un’espressione cara al quarto Vangelo e mette in luce la quintessenza dell’essere cristiano. Il credente è innanzitutto una persona che ha fatto esperienza dell’amore del Cristo risorto e lo ha accolto. Gesù è morto ed è risorto perché ogni creatura abbia la vita e l’abbia in abbondanza (Gv 10,10). Accogliendo questo amore, il credente partecipa alla vita del Risorto. Il primo frutto è una gioia nuova: è la gioia del Signore (v. 11). Il frutto grande è l’amore, che diventa compito.

Gesù parla dell’amore in termini di comandamento quando dice: «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato» (vv. 12.17; 13,34). Forse può sorprenderci, o persino turbarci, che l’amore venga “comandato” (vv. 10-12). Se ricordiamo che, al cuore della fede biblica, amore e obbedienza sono associati perché radicati nell’assioma dell’“ascoltare e mettere in pratica la Parola di Dio”, questo non risulterà più così sorprendente. Inoltre, Gesù è il primo a vivere il comandamento dell’amore, e lo ha vissuto fino alla fine (Gv 13,1), fino alla croce. La croce è la misura senza misura dell’amore con cui egli ama ogni essere umano. Egli fa di noi i suoi amici (v. 14), non più servi-sudditi, ma confidenti e collaboratori nella sua missione (v. 15). 

Nel “rimanere nell’amore” prende dunque forma la risposta del discepolo e della comunità. Di questo parla la seconda parte del discorso, quando Gesù dirige il nostro sguardo sul mondo. Egli non nasconde la dura realtà di un mondo pieno di mali: un mondo in cui si odia senza ragione (v. 25), un mondo che perseguita il giusto e che ha crocifisso Gesù. La comunità cristiana e ogni singolo cristiano devono esserne consapevoli per non lasciarsi confondere. 

Attraverso il battesimo, il credente non appartiene più al mondo, ma a Cristo risorto. «La sua cittadinanza è nei cieli», come scrive Paolo ai cristiani di Filippi (Fil 3,20), oppure, come afferma Giovanni, «è nel mondo, ma non del mondo» (Gv 17,14). 

Rimanendo uniti a Cristo, legati ai fratelli e alle sorelle e operando insieme, i cristiani si fanno carico della storia nella quale vivono. Secondo l’uomo nuovo che Cristo crea in loro per mezzo dello Spirito, essi vivono per gli altri attraverso la fede che opera per mezzo dell’amore. 

sorella Alice


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