“Glorificami … e io vengo a te”
22 maggio 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 1Gesù, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi».
Il vangelo di oggi ci tramanda parte di un’intensa preghiera pronunciata da Gesù poche ore prima del suo arresto. Egli si rivolge al Padre dicendo “È venuta l’ora” (v. 1), e intesse con lui un dialogo intimo, fatto di richieste (“glorificami”, v. 5), della narrazione di ciò che è stato compiuto di comune accordo (“Ho manifestato il tuo nome alle persone”, v. 6, “Le parole che hai dato a me io le ho date a loro”, v. 8), di un breve resoconto di come i discepoli hanno accolto il messaggio e accolto Gesù stesso (“Essi hanno osservato la tua parola”, “Sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te”, “Sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato”, vv. 6-8).
La richiesta che Gesù fa al Padre è: “Glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te” (v. 1), “Glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse” (v. 5). Quando, alcune pagine prima, il Vangelo secondo Giovanni aveva parlato di gloria, si era espresso così a proposito dei capi dei giudei: “Amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio” (Gv 12,43). Pur credendo in Gesù, loro non avevano il coraggio di dichiararlo apertamente, perché temevano di essere espulsi dalla sinagoga. La gloria che Gesù chiede e riceve è invece quella di chi è stato obbediente fino alla fine al Padre, senza compiacere gli uomini, ma facendosi prossimo a chi soffre, a chi è ai margini (cf. Sir 4,1-5), anche a costo di trasgredire le regole delle istituzioni religiose e politiche. Umile, ultimo, capace di sofferenza, passione e compassione è infatti Dio stesso. In un certo senso Dio è piccolo e, poiché ha creato sia le cose piccole che quelle grandi (cf. Sap 6,7), pur essendo piccolo non guarda con soggezione a nessuno.
Raggiungere chi, per i motivi più diversi, ad esempio perché malato, non poteva far parte della comunità dei figli di Israele, senza paura di essere lui stesso escluso e disprezzato per questo comportamento: ecco la gloria con cui Gesù, il Figlio, ha glorificato il Padre.
“Le parole che hai dato a me io le ho date a loro”. Gesù è stato fedele nel dare alle persone le parole di Dio. L’amore con il quale il Padre lo ha amato prima della creazione del mondo (cf. Gv 17,24) gli dà forza, sicurezza nel portare a termine questa trasmissione generosa di parole buone. Che sono solo quelle che il Padre gli ha dato. Parole che danno vita, gioia e pace a chi le ascolta, perché nascono da un uomo che si è nutrito, da sempre, da prima che la terra fosse creata, della presenza di Dio.
“Essi hanno osservato la tua parola” (v. 6): Gesù riferisce al Padre che i discepoli hanno osservato, cioè ascoltato e messo in pratica, la sua parola. Il dono è stato accolto, il seme della parola è stato sparso sul terreno buono, quel chicco di grano caduto a terra – Gesù stesso che sta per morire – darà un frutto abbondante.
“Io vengo a te” (v. 11) sono le parole con cui si conclude il nostro brano: Gesù legge la propria fine nella prospettiva dell’incontro con il Padre. “A te” è la destinazione ultima e noi intuiamo la vita e la dolcezza che si dischiudono oltre queste parole, al di là della morte, nell’incontro che promettono.
sorella Cecilia
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