La “parte buona”

Foto di Maria Lupan su Unsplash
Foto di Maria Lupan su Unsplash

18 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,38-42 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 38mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


La “parte buona” non è facile da individuare, può sembrare di immediata evidenza ma se ci fermiamo e sostiamo un momento ci accorgiamo che non è così.

“Betania, è casa di amicizie. L’evangelo non la descrive, forse vorremmo conoscerne spazi, pareti, lampade, stuoie. Gesù conosceva tutto di quella casa, la cercava, lì respirava, accolto da Marta, Maria e Lazzaro. Accolto per tutto quello che era, nella sua condizione di Messia, figlio di Dio, ma anche nella sua pienezza di umanità” (don Angelo Casati).

Là in quella casa la “parte buona” appare evidente attraverso l’umano e divino vivere l’amicizia, ma occorre sostare per comprenderne pienamente la portata. Dio visita le dimore dell’amicizia come la tenda di Abramo, Mosé al roveto, la casa di Manoah e sua moglie, Zaccaria al tempio, Maria nella sua casa.

Nel visitare, Dio pone un segno: riporta fecondità dove appare solo sterilità e mancanza di futuro.

Ugualmente visita Maria e Marta. Ama entrambe, come ama Lazzaro, e per loro desidera vita, futuro; lo fa indicando loro la “parte buona”, non “migliore”, così è nel testo greco, come buono è il terreno nel quale germoglia il seme che porta frutto (cf. Lc 8,8). Gesù non ama i paragoni, indica il bene; a noi riflettere se lo viviamo o calpestiamo. Gesù non elenca i nostri peccati, chiede di scagliare la pietra contro chi ha peccato se riteniamo di essere puri tanto da ergerci giudici (Gv 8,1-11).

Gesù, come noi, ha sete di amicizia. Maria, seduta ai piedi di Gesù lo ascoltava, Marta era presa dalle faccende di casa: qualcuno doveva pur provvedere al pranzo, e non solo per Gesù: erano in parecchi!

Ma Gesù quel giorno ricorda a Marta che c'è un tempo per ogni cosa. Un amico lo pensi, anche quando gli prepari un pranzo, ma poi c’è la bellezza essenziale del parlarsi. Senza questa, è come se una casa impallidisse, se le pareti svanissero, il tepore domestico lasciasse il posto a folate di vento gelido.

Dovremmo ricordarlo: parlarsi con parresia e verità, sorprenderci a guardarsi negli occhi in verità, ascoltarsi, perché l'amore non impallidisca, perché il cibo possa essere assaporato e porti vita e comunione e non solo apparenza o ostentazione di capacità culinarie.

Betania è la casa di un'amicizia forte, vera, certo con sintonie diverse, vissute però nella libertà di esprimerle non per rivalsa ma per amore.

La “parte buona” è quella che Maria intuisce. Presto sarebbero arrivati i giorni della caccia all'uomo, ad aver bisogno sarebbe stato proprio lui, il Rabbi che sempre era andato incontro al bisogno degli altri.

“L'aveva intuito da tempo e penso sia lecito immaginare che nel passare di giorni e di notti, si fosse interrogata su che cosa potesse fare per lui, l'amico la cui vita agli occhi di molti sarebbe stato un fallimento, che aveva dato tutto a tutti. Sempre lei comprò uno sproposito di profumo pur sapendo che si sarebbe attirata sospetti dei molti: non era della classe sacerdotale e per di più donna (Gv 12,1-8)” (don Angelo Casati).

Ecco che “parte la buona” a poco a poco si svela a noi in Maria attraverso una domanda: sono tra coloro che chiacchierano di Dio, si vantano e ostentano il loro fare, o con chi discerne cosa passa in un cuore, asciugo tristezze, dono un abbraccio? E se pensando alla “parte buona” ci venisse di pensare e cercare quel profumo?

 fratel Michele