Amare senza trattenere

Foto di Claudio Poggio su Unsplash
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13 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 10,34-11,1 (Lezionario di Bose) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi dodici discepoli: 34«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
1Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.


Le parole di Gesù in questo passo del vangelo possono apparire molto dure e quasi irraggiungibili. Spada, separazione, croce, ci possono sembrare parole in contrasto con la nostra vita quotidiana di credenti, ma le richieste che il Signore puntualizza in questi versetti possono essere in realtà di aiuto alla nostra vita.

Sono venuto a portare non pace, ma spada. (v. 34) Cosa indica questa “spada”? Ci ricorda che le scelte di fede sono scelte che possono essere anche difficili e che possono portarci a sentirci diversi da chi ci circonda. Gesù non ci dice di essere integerrimi, nella vita ci sono dei compromessi da dover attuare per stare assieme, ma ci sono delle scelte, dei valori, che non possiamo negoziare, che non dobbiamo negoziare altrimenti il rischio è quello di perdere noi stessi.

Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me. (v. 37) Questa frase corre il rischio di essere fraintesa pensando che gli affetti familiari vadano cancellati per dare spazio solo a Dio. Gesù non sta affermando questo, non sta dicendo di non amare padre e madre; sta dicendo di ricordarci che quell’amore è espressione di un amore più grande - e più “carsico” - che è quello per il Signore. 

Possiamo immaginare la nostra vita come un flusso di amore che proviene e ritorna a Dio. Come un vento che percorre le nostre vite. Immaginate una serie di lenzuola che si asciugano al vento, la brezza le attraversa, le sostiene e continua la sua corsa. Possiamo amare con intenso affetto chi ci circonda, sapendo che quell’amore attraversa queste relazioni e va verso Dio. Gesù ci ricorda che se i nostri affetti fermano il vento dell’amore, le nostre relazioni rischiano di chiudersi e di restare senza respiro. 

Affidare le nostre relazioni a una brezza che le attraversa e le sostiene le rende più solide e rende anche noi più solidi nel momento in cui quella relazione si interrompe. Se il vento dell’amore continua a correre, anche se una relazione si spezza, non porta via con sé tutto l’amore di cui siamo capaci, poichè quell’amore va verso Dio.

In questo senso, “Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà” (v. 39) ci invita a non trattenere nulla per noi, a sapere che c’è un vento che attraversa la nostra vita e che non lo possiamo né affermare né trattenere. Quel vento ci ricorda che la nostra vita ci è stata donata e che ritornerà a chi ce ne ha fatto dono. Nulla possiamo trattenere, nulla possiamo portare con noi, ma possiamo lasciare moltissimo di noi nelle vite di chi ci incrocia. “Trovare la vita” perché comprendiamo che non ci appartiene, e non possiamo allungarla di un secondo.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca…(v.42) tutto quello che possiamo fare è donare invece di trattenere. Possiamo con le nostre azioni cambiare non solo le nostre vite, ma anche quelle di chi è vicino a noi. Donare un bicchiere di acqua fresca sembra un'azione banale ma racconta invece accoglienza, vicinanza, cura…aspetti della vita di cui ognuno di noi ha bisogno e che siamo chiamati a donare nelle diverse occasioni che ogni giorno ci offre. Non ieri, non domani, ma oggi passerà uno di questi piccoli a noi sta il compito di riconoscerli.

fratel Elia