Occasione di misericordia

Foto di Anita Austvika su Unsplash
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17 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,1-8 (Lezionario di Bose)

1In quel tempo Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle. 2Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato». 3Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? 4Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. 5O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? 6Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. 7Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrifici, non avreste condannato persone senza colpa. 8Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».


“In quel tempo”: così inizia ogni lettura tratta dal Vangelo e, per una volta, queste parole non sono un’aggiunta ma si trovano proprio nel testo. Ma cos’è questo benedetto tempo? Una successione ininterrotta di attimi fuggenti (chrónos) o un tempo speciale, un’occasione che spetta a noi cogliere (kairós)? Per Matteo non ci sono dubbi: siamo di fronte a un’occasione. Per i farisei, è la possibilità di sferrare un nuovo attacco a Gesù, colpito attraverso i suoi discepoli. Immaginarli appostati lungo i campi di grano, pronti a cogliere in fallo quel rompiscatole di Nazareth può mostrare quanto riescano a rendersi ridicoli certi censori dei costumi altrui e farci sorridere – ma questo sorriso può spegnersi se pensiamo che a volte, le persone pronte a puntare il dito contro la prima trasgressione siamo noi.

Ma se “tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio” (Rm 8,28), anche la malevolenza e la saccenteria possono diventare occasione di un insegnamento buono: sta a chi lo riceve farlo fruttare. Gesù lo offre, senza sminuire quanto c’è di buono nella preoccupazione dei farisei per una possibile violazione del sabato: lungi da lui dichiararlo un’usanza desueta e inutile! Il sabato, giorno di riposo e di apertura al Signore e al suo regno, è qualcosa di cui l’essere umano ha bisogno per non ridursi a un automa che vive solo per produrre e consumare.

Non basta però ritagliare un tempo (il sabato) e un luogo (il tempio di Gerusalemme) per garantire la comunione con Dio Padre. Anzi, rispetto al tempio, che per il giudaismo dell’epoca era luogo della presenza di Dio tra gli uomini, dove ogni ebreo maschio doveva recarsi tre volte all’anno con offerte e sacrifici, Gesù afferma senza mezzi termini: “Qui vi è uno più grande del tempio” (v. 6, proprio di Matteo). Ovviamente chiediamo: chi è questo “uno”? La risposta più facile e immediata sarebbe Gesù stesso, l’unico che conosce il Padre e lo rivela (cf. Mt 11,27). E se invece il maestro di Nazareth volesse ricordarci che l’essere umano è più grande di ogni mediazione con Dio, vera o presunta che sia, perché egli ne porta impressa in sé l’immagine (cf. Gen 1,27)? Forse per noi la risposta è la combinazione di queste due possibilità, perché solo tenendo fisso lo sguardo su Gesù possiamo riconoscere ogni essere umano come nostro fratello, nostra sorella.

Se siamo veramente davanti a qualcuno di più grande del tempio, dobbiamo anche abbandonare la logica dei sacrifici che il tempio richiedeva, per passare a una via migliore di tutte (cf. 1Cor 12,31): la misericordia, già annunciata dalla Legge e dai Profeti, e che i potenti di ogni tempo mettono volentieri da parte in favore di obblighi, rinunce e privazioni, da imporre agli altri più che a sé (cf. Mt 23,4). La misericordia, che insegna a non guardare a ogni persona come sospetta, ma come proprio prossimo. È un messaggio che Gesù non si stanca di ripetere nel corso della sua predicazione (cf. Mt 9,9-13): e noi, sapremo non stancarci di ascoltarlo, sapremo trasformare le occasioni di condanna in occasioni di misericordia?

fratel Federico