Lo stile di Gesù, il servo

Foto di Freguesia De Estrela su Unsplash
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18 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 12,14-21 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 14i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. 15Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti 16e impose loro di non divulgarlo, 17perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia:

18Ecco il mio servo, che io ho scelto;
il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui
e annuncerà alle nazioni la giustizia.
19Non contesterà né griderà
né si udrà nelle piazze la sua voce.
20Non spezzerà una canna già incrinata,
non spegnerà una fiamma smorta,
finché non abbia fattotrionfare lagiustizia;
21nel suo nome spereranno le nazioni.


Gesù in sinagoga e in giorno di sabato guarisce un uomo dalla mano paralizzata (Mt 12,9-13): “Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro di lui per farlo morire” (Mt 12,14). Reazione incomprensibile a un agire che ritiene “lecito in giorno di sabato fare del bene” (Mt 12,12). 

Il prendersi cura di chi è nel bisogno non conosce pause. Gesù, a sua volta, posto dinanzi a una decisione così drammatica, reagisce allontanandosi, seguito da molti e guarendo tutti. L’integrità fisica, psichica, etica e religiosa stanno a cuore a Gesù e al suo Dio e non conoscono eccezioni e soste. Con una puntualizzazione: “di non divulgarlo” (Mt 12,16). Gesù non cerca notorietà, consenso, applauso e l’ossessione del farsi un nome gli è straniera e estranea. La ragione è affidata a Isaia 42,1-4, il primo dei quattro carmi del Servo del Signore, figura con il cui essere e con il cui stile Gesù si identifica, essere e stile che non comprendono il registro dell’autoaffermazione.

La lunga citazione ci pone di fronte in primo luogo al come il Gesù di Matteo legge, vede, interpreta sé stesso, come Servo del Signore, di colui che lo ha amato, eletto, scelto, istruito, colmato di Spirito, inviato a compiere una precisa missione, sostenuto. Di colui che si compiace del suo servo Gesù a motivo della sua fedeltà nello svolgimento del compito ricevuto, il mandato di non privare le genti, le “nazioni”, le etnie, della conoscenza del diritto di Dio, vale a dire della parola normativa di Dio che Gesù, “Verbo abbreviato”, riassume e porta a compimento. Legge in grado di orientare il cammino dell’uomo per vie diritte, il sentiero della giustizia, del ciò che è giusto pensare e praticare ai fini di una vita vera e viva. 

E non è forse questo il desiderio più profondo e più nascosto dell’uomo: sbocciare a vita buona in un rapporto di alleanza amica con il cielo, con l’umano, con il creato, con l’eterno? 

Così, dunque, si comprende Gesù specchiandosi nel Servo: a partire da un Altro, al suo servizio; per gli altri, al loro servizio. L’alterità e il servizio definiscono la sua identità, non c’è posto per la “ipseità”, per il centramento su di sé con la conseguente divulgazione di sé. E così devono comprendersi i discepoli, lontani dal fare di sé il centro d’interesse, propagandandosi e facendosi propagandare: servi e serve dell’adorazione del Padre, a totale disposizione di Gesù e del suo vangelo, mostrando accoglienza agli altri, al punto da poter dire “ci siete diventati cari” (2Ts 2,8), “non siete allo stretto in noi” (2Cor 6,12)” servitori della vostra gioia” (2Cor 1,24). 

Da sottolineare ancora lo stile con cui il Servo realizza la sua identità, un come chiaramente espresso da tre frasi negative: “non griderà”, “non spezzerà”, “non spegnerà”. 

“Non griderà”: il Servo Gesù annuncia il vangelo di Dio non da urlatore piazzaiolo, non da profeta di sventura che pubblicamente alza la voce e punta il dito dell’accusa e della condanna contro il popolo infedele, ma nella mansuetudine e nell’umiltà: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,28). Questo il registro del suo dire. 

“Non spezzerà-non spegnerà”: il Servo Gesù è un no al ruolo di giustiziere, al dare l’ultimo colpo ai condannati a morte a motivo del loro male operare, a coloro che sono comunque sfiniti, qualsiasi ne siano le ragioni. A costoro egli dice: “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro” (Mt 11,28), troverete un cuore tutto verso di voi: “Misericordia voglio e non sacrificio” (Mt 9,13; 12,7). 

Un discorso, ripetendoci e riassumendo, che ci riguarda da vicino come discepoli: in Gesù Servo ci è svelata la nostra verità di servi, nel suo stile ci è indicato il nostro, attraversare la vita della relazione con l’altro, a partire dai senza forze e senza respiro, nel registro della disciplina del linguaggio, dell’umile franchezza, della mitezza, della misericordia, della non-condanna, del rispetto della coscienza e della dolcezza (cf. 1Pt 3,16). Uno stile amabile (cf. Fil 4,5), rivelatore della passione d’amore del Dio di Gesù e nostro che “Non è il Dio dei morti, ma dei viventi” (Mt 22,32), il Dio che in Gesù attraverso di noi vuole continuare a dire agli affaticati “venite”, non disperate, le mie guarigioni non sono terminate.

fratel Giancarlo