Beati i vostri occhi e orecchie

Foto di Chen Heng su Unsplash
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23 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,10-17 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 10si avvicinarono a Gesù i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». 11Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. 12Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. 13Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 14Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:

Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
15Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!

16Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. 17In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!».


Alcuni brani evangelici ci sono così familiari che diamo per assodati contesti e situazioni, che assodati non dovrebbero essere. Così non ci sorprende il fatto che una delle parabole più famose – quella del seme sparso dal seminatore su diversi terreni, narrata nel brano immediatamente precedente quello odierno (Mt 13,3-9) – sia narrata non in ambiente agricolo ma presso il mare, da una barca poco distante da riva (Mt 13,1-2), dalla quale Gesù si rivolge ai discepoli, non contadini ma in buona parte pescatori di pesce, chiamati a diventare pescatori di uomini (Mt 4,12-23).

Non solo, al termine della parabola Gesù rivolge un invito a tutti gli astanti, discepoli compresi: “Chi ha orecchie, ascolti” (Mt 13,9). La parabola quindi è anche per loro. E questi, invece, gli si avvicinano e gli chiedono: “Perché parli loro in parabole?”. Gesù non ribatte, ricordando che quella parabola era anche per loro. In prima battuta accoglie la richiesta, distinguendo tra il “voi” dei discepoli” e il “loro” della folla, ma senza sanzionare un premio per gli uni e una condanna per gli altri: descrive semplicemente una situazione di fatto, reale, che compie la profezia di Isaia. Ad alcuni sono stati dati talenti e ne avranno in abbondanza, ad altri verrà tolto anche l’unico talento non valorizzato.

Subito dopo però Gesù cambia registro in modo perentorio: “Ma beati i vostri occhi…”, cioè non pensate agli altri per giudicarne il comportamento o l’ottusità del cuore, pensate invece a cosa ne fate voi delle parole che udite e delle opere che vedete; pensate a capire le parabole dette anche per voi; pensate a rileggere le profezie di Isaia come rivolte a voi, non agli altri; pensate che il sostentamento – le dodici ceste per i cinque pani e i due pesci – deriva sì dal lavoro di agricoltori e pescatori, ma è destinato a tutti, alle moltitudini raccolte in gruppi fraterni fuori dai villaggi, slegati dai clan familiari.

La comunità di Matteo forse si interrogava sul perché gli altri, “loro” – loro fratelli e sorelle nella fede – non avessero creduto a Gesù, né capito le sue parabole. Com’era stato possibile? Certo, alcune parole erano state dure, le autorità religiose e civili si erano mostrate prima diffidenti poi ostili, lo scandalo della croce aveva fatto fuggire tutti… ma condividevano pur sempre la Legge e i Profeti, pregavano gli stessi Salmi, avevano frequentato le medesime sinagoghe, attendevano l’unico Messia. Perché allora il loro cuore non aveva compreso?

Matteo – che non era né contadino, né pescatore, ma che sapeva fare bene i conti di dare e avere – ci ricorda che Gesù ha altro da dirci: “Beati voi, i vostri occhi, i vostri orecchi…”, rendetevi conto dei doni ricevuti gratuitamente, chiedetevi cosa ne avete fatto dei talenti, delle parole ascoltate, dei malati guariti, delle donne straniere esaudite, dei poveri evangelizzati… “Considerate la vostra chiamata” dirà Paolo ai Corinti (1Cor 1,26): a ciascuno di noi non sarà chiesto conto di cosa gli altri hanno o non hanno avuto, udito, visto. Ci sarà chiesto conto del desiderio di molti profeti e giusti che ha preso carne sotto i nostri occhi.

fratel Guido