Sei venuto a rovinarci?

Foto di Freguesia De Estrela su Unsplash
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1 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 4,31-37 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 31scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. 32Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità.
33Nella sinagoga c'era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: 34«Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». 35Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. 36Tutti furono presi da timore e si dicevano l'un l'altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». 37E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.


Gesù è un uomo libero e risoluto, che esce ed entra, passa da un villaggio all’altro come il vento che ristora e rende il cielo più nitido, frequenta la gente comune e i suoi luoghi di raduno. E nel luogo abituale della preghiera comunitaria, nella sinagoga di Cafarnao, in giorno di sabato, insegna con autorità, in greco exousía, un termine filosoficamente rilevante perché contiene il vocabolo ousía che significa “sostanza”, “ciò che sta sotto”. 

“La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12). Gesù non è un sinuoso ammaliatore di parole, non è un torrenziale retore che parla senza un legame con la realtà e con la vita. Gesù è il Figlio di Dio, che si è messo in ascolto della voce di uno che grida nel deserto (cf. Lc 3,4) e della voce dal cielo (“Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”: Lc 3,22), si è lasciato attraversare dalle parole seducenti del diavolo senza svendere la sua coscienza e rimanendo fedele alla sua creaturalità.

Ora proclama l’irruzione dello Spirito, insegna che ai poveri è annunciata la bella notizia, che è giunta l’ora di un giubileo perenne, di quel movimento trasformativo radicale e integrale, che ci porta a un nuovo modo di stare al mondo e a tessere rapporti di guarigione, perdono, fraternità, servizio, libertà (cf. Lc 4,18-19).

C’è un insegnare che appartiene agli esaltati tuttologi che amano esibire il loro vasto sapere di cui si sentono padroni, un insegnare che è proprio dei cattivi parassiti detentori di potere, che dicono e non fanno, aggiungendo pesi gravosi e mortiferi sugli altri senza esserne sfiorati minimamente. E c’è un insegnare di chi, mettendosi alla scuola dei piccoli, del libro della natura e delle sue lenti stagioni, e della parola di Dio sempre sorprendente, brucia dentro di un fuoco inestinguibile e sa portare il fuoco agli altri. Gesù appartiene a questa categoria: per questo la gente è colpita dal suo insegnamento.

“Non lasciarti tentare dai campioni dell’infelicità, della mutria cretina, della serietà ignorante. Sii allegro … T’insegneranno a non splendere. E tu splendi, invece”, scriveva Pier Paolo Pasolini. Gesù ci insegna a splendere.

È questa l’esperienza dell’uomo attanagliato da un demonio immondo - chissà quale male fisico o psichico - che di fronte a Gesù grida con tutto se stesso. Gesù accoglie quel grido. Non è il sapiente arrogante che zittisce perché contraddetto, ma il maestro buono che si lascia raggiungere nel profondo dalla miseria dell’altro, e ordina allo spirito immondo di tacere e abbandonare quell’uomo. Il demonio esce e quell’uomo torna a essere uomo, torna a splendere: “Egli parla ed ecco, avviene; egli comanda ed ecco, si compie” (Sal 33,9). Lasciamoci plasmare dalla parola di Gesù, dalla sua autorevolezza che ci libera. Sì, forse Gesù è venuto proprio a “rovinarci” per riplasmarci!

fratel Giadomenico