Amare, seguire, testimoniare

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11 aprile 2026

Siamo alla fine del quarto vangelo. In questa pericope conclusiva e riassuntiva di tutta la narrazione di Giovanni ricorrono tre termini: amare, seguire, testimoniare. Sono termini difficili e solo insieme possono essere interpretati l’uno con l’altro. Sono termini duri: tutti richiedono la partecipazione sincera delle profondità dell’essere umano, con tutte le sue forze e i suoi sentimenti e non si limitano alla sfera dell’affetto. Sono dei comandi, tutti e tre, non assolvibili per volontarismo. Sono comandi che appartengono all’ordine della grazia. 

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Rimandati alla “nostra Galilea”

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10 aprile 2026

“Dopo questi fatti”. L’autore del quarto vangelo pone il racconto della manifestazione del Risorto sul mare di Tiberiade in diretta continuità con l’annuncio della tomba vuota e l’apparizione di Gesù risorto a Maria e ai discepoli. L’evento della Resurrezione irrompe nella quotidianità delle nostre vite. Gesù risorto si manifesta per la terza volta ai discepoli nel contesto di una pesca miracolosa e di un pasto post-pasquale.

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Sinodalità

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9 aprile 2026

A livello certamente un po’ marginale rispetto alla pregnanza del brano, ma forse esistenzialmente significativo, mi sorge una domanda: dov’era Tommaso? Come mai non c’era?  E, ugualmente importante, come mai c’è otto giorni dopo? Che cosa ha ritenuto più importante dello stare con gli altri discepoli, di quell’essere insieme, in comunione, che è il “prima di tutto il resto” come viene esplicitato con forza dai sommari della vita della prima comunità? (At 2,44; 4,32;5,12)

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